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Area di applicazione
Effetto di luce
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Effetto di luce
Light is Back  

La Galleria Borghese

  • Posizione

    Roma, Italia
  • Aree di applicazione

    Culture
  • Anno

    1998

Location Map:

Il contesto dell’intervento

L’Istituto Centrale per il Restauro si è occupato per alcuni anni, su richiesta delle Soprintendenze romane competenti, di operare controlli sulle ripercussioni per la conservazione delle opere, che le varie proposte progettuali per il nuovo allestimento museale della Galleria Borghese, potevano avere.
I nostri laboratori svolgono questo servizio, in vari settori, tenendo conto dei continui aggiornamenti che si producono in campo impiantistico, con il fine di operare scelte adeguate alle possibilità che mano a mano il progresso tecnologico rende disponibili.
Mentre andavano lentamente avanti i lavori di restauro strutturale, si è sollecitato una sorta di concorso d’idee per il riallestimento dell’impianto illuminotecnico. A moltissime Aziende operanti nel settore è stata offerta l’opportunità di realizzare prove al vero nelle sale del Museo.
L’ultima selezione, ristretta ai progetti più interessanti che già avevano superato il vaglio relativo all’impatto conservativo, è stata operata dal comitato di settore congiunto ( per i Beni Artistici e Storici ed Architettonici). Esso è l’organo collegiale di esperti che affianca il Ministro per i Beni Culturali sulle scelte più importanti e sugli indirizzi di fondo di questo dicastero.
questo rende l’idea di quanto sia alto, oggigiorno, il livello di attenzione dei vertici della politica culturale nazionale al problema dell’illuminazione delle nostre opere d’arte. Ciò è un fenomeno nuovo, impensabile fino a pochi anni addietro.

 

La Galleria Borghese

I criteri adottati

Occorre anzitutto chiarire i criteri di scelta. Di ognuno degli impianti proposti, sono stati presi in esame i seguenti aspetti:
- impatto architettonico: la visibilità dei corpi illuminanti e la compatibilità delle installazioni con le caratteristiche degli ambienti;

- la qualità della resa cromatica delle sorgenti;

- il carico termico introdotto all’interno delle sale, in relazione alle loro dimensioni;

- la radianza delle sorgenti, a parità di illuminamento e la possibilità di abbattimento totale della componente UV residua;

- la duttilità degli schemi e degli apparecchi proposti all’adattamento alle varie tipologie di ambienti nei quali si articola il museo;

- la capacità di uniformare gli illuminamenti ( quando necessario), di minimizzare gli effetti di radenza e soprattutto di evitare fastidiose disomogeneità tra volte e pareti;

- la possibilità di utilizzare, per la statuaria, sia sorgenti chiave che di riempimento (fill-light), tali da permettere, da     un lato, una corretta fruizione del modellato delle opere ( in particolare per quelle del Bernini e del Canova), e        dall’altro di evitare drammatizzazioni, contenendo il contrasto luci-ombre e la produzione di ombre multiple.

E’ stata anche valutata anche l’estensione delle sorgenti, come parametro che a parità di distanza di lavoro, determina la durezza nella proiezione delle ombre stesse. Questo lungo lavoro di cernita ha fatto sì che si rifiutassero alcune proposte di sponsorizzazione tecnica che offrivano impianti ritenuti distanti dalla soddisfazione dei criteri appena esposti. Questo tipo di mecenatismo è sicuramente utile per migliorare ed integrare il risultato finale delle operazioni di restauro e riallestimento del nostro patrimonio artistico, ma è indispensabile che esso condivida filosofia, metodi  e finalità degli interventi.

L’impianto che abbiamo realizzato trova la sua origine in alcune esperienze condotte alla fine del 1995 presso un’altra quadreria romana, la Galleria Spada. Il modello d’intervento è stato modificato con una serie di integrazioni ed adattamenti alla peculiarità del museo Borghese. Sono state accolte inoltre delle esplicite richieste della commissione collegiale di controllo, che in questo caso ha svolto una funzione di indirizzo alla progettazione, indicando dei canoni molto precisi e richiedendo espressamente il sistema di controllo e regolazione in funzione della luce solare. In scala molto più limitata, un sistema analogo di controllo era stato da noi sperimentato con successo, all’inizio del 1996 nel nuovo impianto espositivo dei Bronzi di Riace, presso il Museo Archeologico di Reggio Calabria. Una quadreria seicentesca denota i canoni peculiari dell’epoca in cui viene concepita: il gusto espositivo prevede tra l’altro, una sorta di compiacimento e di ostentazione nella presentazione delle opere. una tale concentrazione d’arte e di immagini, goduta nelle poche ore della visita, produce sul visitatore una sensazione di smarrimento e quasi di stizza. Questa sorta di ammirazione e di stizza, probabilmente pervadeva anche gli ospiti che il Cardinale Scipione Borghese accompagnava in visita nella propria dimora- museo. Questo concetto di esposizione avvolgente, ha ovviamente ripercussioni anche sulla illuminazione:

- in buona parte delle sale non esistono alternative alla collocazione dei vari impianti sui cornicioni d’imposta delle volte: l’impianto illuminotecnico, quindi, condivide questi spazi angusti con una serie di apparati di segnalazione e rilevamento;

- salvo che per i gruppi marmorei collocati al centro delle sale, e per un paio di ambienti particolari (come la Sala Egizia), la luce deve essere omogenea e poco localizzata, si devono evitare quindi sottolineature che potrebbero risultare fuori luogo.

 

La luce naturale

Durante il corso dei lavori di restauro, nel 1995, si è deciso di rimuovere le persiane collocate nel secolo scorso al primo piano (dove è situata la Galleria di dipinti) ed ai piani superiori. Ciò al fine di ripristinare l’aspetto originario delle facciate dell’edificio che è situato all’interno di uno dei parchi più belli di Roma e di permettere la fruizione degli splendidi paesaggi circostanti  a questa dimora un tempo extraurbana.

Ovviamente questo genere di modifiche ha comportato delle scelte riguardanti i vetri e delle conseguenze sull’impianto d’illuminazione artificiale. sono stati scelti vetri che oltre ad un elevatissimo assorbimento UV, rispondessero a criteri funzionali ed estetici così riassumibili:

a) bassa alterazione cromatica della luce trasmessa;
b) forte abbattimento dell’energia totale trasmessa,
c) attenuazione non eccessiva della componente visibile;
d) minimo effetto di specchiatura dall’esterno;
e) bassa conducibilità termica,
f) ottima protezione antiframmentazione.

E’ stato scelto un vetro- camera composto da un doppio stratificato che presenta, su una delle superfici interne (faccia 2), un trattamento termoriflettente in grado di attenuare circa il 30% espressa nella regione dell’infrarosso. L’ulteriore attenuazione dell’energia luminosa è stata affidata alla scelta delle tendine. La scelta degli a si è rivolta ad un tessuto che dal punto di vista fotometrico presenta valori di attenuazione di circa il 95% del visibile.
E’ evidente che le conseguenze della scelta di rimuovere le persiane si ripercuotono sull’impianto illuminotecnico, in quanto si rende necessario disporre di impianti di illuminazione in grado di erogare flussi luminosi molto maggiori e con maggiore efficienza. Mentre in un ambiente espositivo semioscurato od oscurato, si riesce a produrre una buona fruizione delle opere anche a meno di 50 lux, in condizioni di competizione con la luce naturale, se pur attenuata, la visione dei dipinti, in special modo di quelli collocati sulla parete opposta alle finestre, soffre della riflessione generata dalla luce proveniente dall’esterno. Per far fronte a questa condizione, occorre produrre, sotto angoli opportuni, tra i 20 ed i 150 lux di luce artificiale. Questo però significa introdurre un carico termico troppo elevato per questi ambienti, nei quali staziona un notevole numero di persone e nei quali gli impianti di climatizzazione sono spesso sottodimensionati a causa della loro invasività.

 

La Galleria Borghese

Le volte

L’utilizzazione delle file continue di fluorescenti presenta il vantaggio di permettere una visione omogenea della volta, senza fastidiose modulazioni di ombre al livello della imposta.

L’ orientamento dei flussi luminosi verso la parete opposta, utilizzando parabole a fascio medio, permette di limitare la diversità di illuminamento tra volta e pareti circostanti e di contenere la radenza della illuminazionione del primo tratto della volta. Se, nella parte superiore della parete opposta, si trovano bassorilievi o riquadri dipinti, si ha inoltre il vantaggio di evitare la produzione rispettivamente di ombre multiple o riflessi che rendono illeggibili le opere. Si sfrutta cioè il vantaggio di utilizzare l’unico fill- light realizzabile in quel contesto, che è anche la soluzione migliore per i dipinti con superfici molto lucide ed irregolari.

Questa soluzione, però richiede particolari attenzioni:
- devono essere particolarmente curati l’orientamento e l’ elevazione degli apparecchi rispetto ai cornicioni (spesso anch’essi piuttosto irregolari);

- devono essere usati alcuni accorgimenti agli angoli per evitare di produrre proiezioni troppo nette del fascio di emissione degli apparecchi appositi, le cui fotometrie fossero studiate in funzione delle tipologie dei cornicioni e delle geometri delle volte. Da parte nostra, continueremo a richiedere lo studio e la messa a punto di apparecchi specificatamente studiati per questo genere di applicazioni, convinti come siamo che la capacità di adattamento agli ambienti ed alle architetture siano uno dei valori da promuovere e sostenere.